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OMELIA DI S.E. MONS. TOMMASO CAPUTO, ARCIVESCOVO PRELATO DI POMPEI, IN OCCASIONE DEL SABATO PRIVILEGIATO

Basilica del Gesù Vecchio - 3 Gennaio 2026

In questo Sabato Privilegiato, ci ritroviamo per celebrare insieme la Santa Eucaristia. E una tradizione che risale al 1826 (duecento anni fa!). Il 30 dicembre di quell’anno questa statua della Madonna, la Madonnina di Don Placido, fu incoronata dal Capitolo Vaticano e dichiarata Protettrice di Napoli. E una grazia per ognuno di noi, sacerdoti e fedeli, che accorriamo in questa chiesa in questo giorno speciale.

Ringrazio fraternamente il Rettore, Mons. Pasquale Di Luca, per l’invito a celebrare con voi i Santi Misteri. Ho nel cuore viva gratitudine. Quante volte ho accompagnato la mia mamma, devotissima della Madonnina di Don Placido!

Vi è poi un motivo ancora più profondo che è un debito di riconoscenza: il Santuario di Pompei e la sua spiritualità devono molto alla Chiesa del Gesù Vecchio e al Venerabile Don Placido Baccher! Il Fondatore di Pompei, San Bartolo Longo, amava frequentare questa Chiesa già da quando era studente alla Facoltà di Legge dell’Università, intorno al 1865. Il giovane universitario era attirato a venire in questo attivo e popolare centro di pietà mariana, perché, nonostante Don Placido Baccher fosse morto da circa 15 anni, era saldamente presente la sua testimonianza in questo luogo, dove come Rettore vi aveva svolto uno straordinario apostolato per 40 anni. Don Placido era devotissimo della Madonna e fermamente convinto dell’efficacia della preghiera del Rosario, strumento unico per aiutare il popolo ad una pietà mariana autentica. Gli studiosi dicono che Bartolo Longo era anche attratto a frequentare questo tempio, sempre gremito di fedeli, dalla solennità delle celebrazioni, dalla bellezza dei canti. Partecipava poi con piacere agli esercizi spirituali e, spesso, all’istruzione catechetica quotidiana. Queste tradizioni furono introdotte a Pompei. Certamente i rapporti tra Bartolo Longo e il Gesù Vecchio durarono a lungo. Nel novembre 1908 fu concesso al Fondatore del Santuario di Pompei il “diploma di benemerenza”.

Rivolgiamo ora la nostra attenzione alle Letture bibliche della 2ª domenica dopo il Natale. Nel giorno di Natale abbiamo concentrato l’attenzione sulla storicità dell’evento salvifico della nascita del Figlio di Dio. Le letture di oggi ci aiutano ad approfondire la ricchezza del mistero dell’Incarnazione, della nascita di Gesù, il Dio fatto uomo, il Dio con noi.

Oggi la Parola di Dio ci aiuta a risalire all’origine divina di Gesù, alla preesistenza del disegno divino di salvezza, per contemplare ciò che era previsto dall’eternità e la sua progressiva realizzazione nella storia. L’evento del Natale proviene da lontano: risale al “seno del Padre”.

“In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il verbo era Dio.

Il brano del Siracide (1″ lettura) fa intravedere la misteriosa presenza del Verbo nella Sapienza che stava presso Dio sin dall’inizio, uscita dalla bocca dell’Altissimo.

“Il creatore … mi fece piantare la tenda e mi disse: Fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele”.

A partire dalla creazione c’è una misteriosa presenza del Verbo nel mondo. Per mezzo di Lui sono state fatte tutte le cose. Nella seconda lettura, scerivendo ai primi cristiani di Efeso, l’apostolo Paolo risale alla benedizione originaria: in Cristo noi proveniamo dall’eternità di Dio.

“In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità”.

Sin dall’inizio, Dio ci ha voluto rendere partecipi della sua vita in Cristo Gesù.

Giovanni è l’evangelista di questo mistero. All’inizio del suo Vangelo, ci conduce nel seno stesso del Padre: lì, vicino a Dio, di fronte a Lui, stava la “parola”, il Figlio di Dio, Dio come il Padre, colui per mezzo del quale il Padre ha creato tutte le cose. Giovanni contempla, come aquila che risale al principio del mistero di Dio: nel Verbo c’era “la vita e la vita era la luce degli uomini”. Da questa origine divina, eterna, del Verbo, Giovanni ci conduce poi al centro Mistero dell’Incarnazione:

“E il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

E, sullo sfondo, non possiamo non vedere la Madonna, la Vergine Madre, la testimone più grande di questo mistero, con la sua missione pienamente materna. Dio non ha chiesto a Maria di fare opere straordinarie, ma di vivere l’esperienza più semplice che una donna possa compiere: la maternità, quell’evento che accompagna e ritma il cammino della storia dell’umanità, della storia di ognuno di noi; se pensiamo alla gioia della nostra mamma, dei nostri genitori quando siamo venuti alla luce. Ciò nonostante l’annuncio evangelico è in contraddizione con una pseudo cultura che mira a svalutare il valore della maternità, proponendo altri consigli, altro benessere.

“E il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

Perché nessuno dubiti della divinità di Cristo, l’Evangelista Giovanni ci ha condotti fino al seno del Padre. Perché nessuno interpreti in forma restrittiva la vera umanità del Figlio di Dio fatto uomo, che non è una apparenza, ma una realtà, l’evangelista afferma la verità dell’Incarnazione: “Il Verbo si fece carne”. E così ancora oggi contempliamo la verità di questo itinerario del Verbo, che va dal cielo alla terra e continua col suo dimorare in mezzo a noi, col suo collocare una tenda nel deserto degli uomini, per camminare insieme a noi.

Il messaggio del Natale è sempre quello della verità della divinità di Gesù e della realtà della sua umanità. Il Verbo del Padre si è fatto uno di noi, assumendo la fragilità della carne umana. Il Figlio di Dio, dal seno del Padre, viene nel grembo di una madre vergine, per essere il “Dio con noi”, “l’Emmanuele”, che pone la sua tenda in mezzo a noi. Lui, luce e vita, dà il potere di diventare come Lui:

“A quanti l’hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio”.

Senza la luce non c’è vita, né orientamento. Il male si intrufola più facilmente in mezzo a noi. Il mondo ha bisogno della luce, quella vera, che brilla nelle tenebre. E’ Gesù la nostra luce, sorgente inesauribile della Vita, che ci dona il coraggio di accendere la luce della carità, che rischiara il cammino dei popoli.

E quanto ci ha ricordato San Paolo nella Lettera ai primi cristiani di Efeso: Dio, in Cristo,

“In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità” (Ef 1,4).

Sin dall’inizio, Dio ci ha voluto rendere partecipi della sua vita in Cristo Gesù. Bartolo Longo e Pompei: fede senza carità… Mirabile volo…

Così, il Natale appena trascorso ci ricorda che solo Cristo può riempire la nostra vita di luce vera. Accostiamoci a Lui per adorarlo e lasciamoci riempire dalla Sua luce, con un deciso desiderio di comunicare, con la nostra carità operosa, che Gesù è la luce dei popoli.

Il Dio come noi, il Dio con noi, il Dio che ci rende come Lui: ecco le tre realtà espresse dall’evangelista Giovanni. Ci aiuti la Vergine Maria, testimone unica ed eccezionale di così grande mistero, a cogliere la grandezza dell’amore di Dio per noi, nell’evento del Natale, e a cercare di corrispondervi.

3 Gennaio 2026
Sabato Privilegiato

Tommaso Caputo
Sabato Privilegiato Arcivescovo Prelato di Pompei

3 Gennaio 2026
Sabato Privilegiato

+ Tommaso Caputo
 Arcivescovo Prelato di Pompei